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Le emozioni e le espressioni facciali sono programmate?

Traduzione dell’articolo di Cliff Lansley “ARE EMOTIONS AND FACIAL EXPRESSIONS HARDWIRED?”

Ci sono alcuni falsi miti e alcuni articoli ingannevoli di ricercatori che possono confondere i professionisti che lavorano nei settori dell’intelligenza artificiale, del marketing, della tecnologia, della sicurezza aeroportuale e delle comunicazioni umane.
Questi miti e sfide includono:

A. “Non abbiamo bisogno di formare gli esseri umani: la tecnologia è in grado di leggere volti e rilevare verità, menzogne e malintesi”.

B. “Le espressioni facciali non sono universali, poiché persone diverse interpretano i volti in modo diverso”

C. “Le persone esibiscono espressioni facciali in modo diverso quando scelgono di comunicare i sentimenti agli altri”.

Queste sfide sono fuorvianti e rivelano una mancanza di comprensione dell’argomento – oppure possono essere motivate dalla necessità di strizzare l’occhio al pubblico di sostenitori manipolando i dati e le loro argomentazioni.
Ricercatori e professionisti che cercano di comprendere le espressioni facciali e le emozioni potrebbero essere aiutati dalla comprensione di queste dieci distinzioni.

  1.  I muscoli del viso responsabili delle espressioni emotive spontanee sono controllate da nervi che controllano la parte “antica del cervello” spesso associati al subconscio (il 7o° nervo cranico dai ponti del tronco cerebrale). Quando sperimentiamo emozioni come paura, rabbia, tristezza, felicità, disgusto e sorpresa, viene attivato entro 500 ms un programma affettivo che genera impulsi perfettamente orchestrati dentro di noi. Ciò innesca cambiamenti nella nostra fisiologia (corpo, sistema SNA, voce e viso). Questi cambiamenti possono segnalare a coloro che possono leggere questi segnali che stiamo vivendo una vera emozione.
  2. Non sempre proviamo emozioni singole e distinte. Spesso proviamo un mix di due o più emozioni contemporaneamente. Possiamo essere sia arrabbiati che disgustati dal linguaggio volgare o dal comportamento di un’altra persona. Ciò può spesso tradursi in una espressione mista che presenta elementi di entrambe le espressioni facciali emozionali.
  3. In alcuni contesti, può essere inappropriato mostrare ciò che proviamo senza filtri agli altri e di conseguenza mascheriamo o cerchiamo di sopprimere qualsiasi movimento facciale che manifestiamo involontariamente. A seguito di questo gli altri potrebbero non vedere alcun movimento sul nostro viso, oppure potrebbero notare piccoli e rapidissimi movimenti prima che avvenga questa soppressione (micro espressione facciale).
  4. Quando le persone scelgono di provare a simulare un’espressione facciale emozionale non sempre riescono a farlo bene. Molte espressioni emotive sono molto difficili da posare volontariamente, solo circa il 10% di noi in grado di attivare in maniera deliberata con successo alcuni muscoli !”affidabili” che sono attivati quando proviamo un’emozione reale.
  5. Quando chiedi a una persona di posare volontariamente un’emozione come la tristezza, potresti vedere che abbassa le sopracciglia interne e increspa (tensione) il labbro inferiore. Un’emozione sentita di tristezza, tuttavia, innesca il nervo motore C7 per sollevare i muscoli della fronte interna e abbassare gli angoli delle labbra. Ciò significa che l’espressione di emozioni che non vengono realmente vissute potrebbero non essere interpretate nella maniera che la persona intende (o pensa di) trasmettere. Oppure può essere giudicata un’emozione falsa e recitata – in effetti è così. In sintesi … non confondere le espressioni facciali nascoste di emozioni realmente sentite con espressioni di emozioni posate in maniera deliberata. Sono spesso spesso diverse.
  6. Giudicare le emozioni provate solo osservando fotografia del viso di qualcuno è rischioso. Un video è migliore dato che permette di l’insorgenza, l’offset, la durata, la sincronicità e la simmetria di una mimica facciale – marcatori piuttosto affidabili quando si codificano le espressioni facciali emozionali.
  7. Non tutti i movimenti del viso sono correlati alle emozioni. Alcuni software e macchine fotografiche immortaleranno un volto umano con sopracciglia interne abbassate e lo interpreteranno come arrabbiato. Ma la persona potrebbe semplicemente stare pensando intensamente oppure facendo uno sforzo fisico o stare provando dolore. Questi software e macchine fotografiche non sono ancora in grado di formulare ipotesi alternative che spieghino altre cause dei movimenti facciali codificati.
  8. Gli impulsi che nascono in concomitanza delle emozioni non coinvolgono solo il viso. Siamo in grado di osservare e sentire i cambiamenti legati alle emozioni nel corpo, nella voce e nel nostro sistema SNA (respirazione / sudorazione) … con l’assistenza tecnica possiamo anche rilevare la frequenza cardiaca, la digestione, la dimensione della pupilla e i segnali di pressione sanguigna.
  9. Le parole non sono emozioni – quindi dobbiamo stare attenti a non collegare le espressioni facciali a una parola, come “felice”. Ci sono molti sentimenti piacevoli (orgoglio, soddisfazione, estasi) che produrranno variazioni sul tema della felicità – anche se sul viso vedremo sempre i muscoli zigomatic major (solleva in obliquo gli angoli della bocca) e l’orbicularis oculi pars orbitalis  (muscoli che sollevano le guance e schiacciano l’occhio, a formare le famose “zampe di gallina”.

Tentare di innescare emozioni negli altri con storie necessita cautela. Una persona può sentire paura quando gli viene chiesto di immaginare di parlare di fronte a un vasto pubblico. Alcuni potrebbero invece trarre grande piacere ed eccitazione da tale esperienza. Altri potrebbero essere arrabbiati per la richiesta. Le differenze di contesto e individuali sono cruciali qui.

Quindi torniamo ai falsi miti …

A. “Non abbiamo bisogno di formare gli esseri umani: la tecnologia è in grado di leggere volti e rilevare verità, menzogne e malintesi”. Non ancora. Un giorno potremmo avere attrezzature in grado di monitorare i sei canali di comunicazione negli uomini (viso, corpo, psicofisiologia, voce, stile verbale e contenuto verbale) e confrontare il comportamento confrontandolo con il loro account o la storia che viene presentata, la loro baseline e i fattori legati al nel contesto in cui si sta svolgendo l’osservazione della persona. Dovrebbe includere un’intelligenza artificiale in grado di ipotizzare eventuali incongruenze e introdurre dinamicamente domande che testino le ipotesi alternative per esprimere un giudizio o arrivare a una conclusione. Gli esseri umani addestrati lo stanno facendo, anche se non è facile. Non riesco a immaginare quanto tempo passerà prima di avere una tecnologia simile in grado occuparsi pienamente di tutto questo. Quando quel giorno arriverà, avremo un’altra sfida … qualsiasi interazione con l’essere umano “valutato” sarà pesantemente contaminata dalla tecnologia che attiverà essa stessa comportamenti che non riguardano l’inganno o il dolo ma il contesto tecnologico stesso. Questo è il motivo per cui il poligrafo sta perdendo consenso e valore poiché rileva semplicemente lo stress e non fa distinzione tra lo stress correlato alla paura di mentire o alla paura di essere accusato e non creduto se innocente.

B. “Le espressioni facciali non sono universali – poiché persone diverse interpretano i volti in modo diverso”. Sono universali – le emozioni realmente provate stimolano gli stessi muscoli del viso in ogni essere umano – indipendentemente dalla cultura o da altre differenze individuali. La seconda parte di questo falso mito non ha nulla a che fare con l’argomento dell’universalità ed è spesso vera. Le persone confondono le espressioni, anche quando sono autentiche e mostrate con i muscoli facciali attendibili – sorpresa è spesso confusa con la paura; la rabbia è spesso confusa con il disgusto. La maggior parte delle persone non è allenata per fare queste sottili distinzioni nei movimenti muscolari del volto.

C. “Le persone esibiscono espressioni facciali in modo diverso quando scelgono di comunicare i sentimenti agli altri”. Beh, certo che lo fanno! Circa il 90% delle persone al mondo non è in grado di simulare con efficacia le espressioni facciali emozionali con credibilità ed autenticità, quindi quando le persone cercano di imitare o simulare tali mimiche il più delle volte non lo fanno accuratamente. Non c’è da meravigliarsi quindi che ci siano differenze sostanziali tra ognuno di noi quando segue queste mimiche volontarie e “fake”: quei tentativi saranno probabilmente mal interpretati a seconda di quanto sia abile la persona e di quanto la mimica prodotta combaci o meno rispetto all’ideale prototipo mimico emozionale.

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