Trasformare ciò che il coach sente in presenza, fiducia e cambiamento
Non tutto ciò che il coach prova deve essere detto, ma tutto merita di essere riconosciuto.
Il bisogno di proteggere il coachee, condurlo verso una soluzione o interrompere un silenzio può offrire informazioni importanti su ciò che sta accadendo nella sessione.
L’emozione appartiene al coach? È una risonanza con il coachee? Oppure racconta qualcosa della relazione?
Il coach non è emotivamente neutrale. Ciò che sente influenza l’ascolto, le domande, il tono della voce e il modo in cui interviene.
La competenza non consiste nel non provare emozioni, ma nel riconoscerle, regolarle e utilizzarle con intenzionalità, senza trasformarle in verità sul coachee.
La relazione è parte del cambiamento
La stessa domanda può essere percepita come illuminante, invasiva o giudicante. La differenza dipende anche dalla qualità della relazione.
Fiducia, empatia, sicurezza, assenza di giudizio, trasparenza e confini chiari permettono alla competenza del coach di diventare realmente efficace.
La domanda centrale è:
Quanto sono libero di sentire senza essere guidato automaticamente da ciò che sento?
Le emozioni del coach possono essere:
- un segnale, quando rivelano una tensione o qualcosa che non ha ancora trovato parole;
- un’interferenza, quando attivano il bisogno di proteggere, convincere, rassicurare o accelerare;
- una risorsa, quando generano domande e restituzioni capaci di ampliare la consapevolezza.
Un’emozione, però, non è una diagnosi. È un dato da osservare e un’ipotesi da verificare.
Il RADAR emotivo del coach
Durante il webinar utilizzeremo un modello operativo in cinque passaggi:
R — Rileva
Osserva emozioni, sensazioni corporee, immagini e impulsi.
A — Accogli e regola
Non reprimere ciò che senti e non agire immediatamente.
D — Distingui
Comprendi che cosa appartiene a te, al coachee o alla relazione.
A — Assumi come ipotesi
Considera ciò che senti come una possibilità da esplorare.
R — Restituisci
Scegli se restare in silenzio, fare una domanda o condividere un’osservazione.
La restituzione è utile solo quando aumenta la libertà del coachee.
COSA ESPLOREREMO
- come riconoscere le reazioni emotive del coach;
- come costruire fiducia e sicurezza;
- come restare presenti nelle situazioni emotivamente intense;
- quando condividere ciò che si prova;
- come utilizzare autenticità e self-disclosure senza spostare il focus sul coach.
OBIETTIVI
- riconoscere e regolare le tue reazioni emotive;
- distinguere una risposta personale da un’informazione relazionale;
- osservare gli impulsi che possono interferire con il processo;
- utilizzare il qui e ora con maggiore precisione;
- costruire fiducia senza rinunciare alla sfida;
- trasformare ciò che senti in consapevolezza e azione.
A CHI È RIVOLTO
Webinar di preparazione ai temi che saranno approfonditi durante la Conferenza Nazionale di ICF Italia, in programma a Roma il 9 e 10 ottobre 2026
A coach professionisti, executive coach, business coach, team coach, coach interni, supervisori e coach in formazione iscritti a ICF Global e Italia.
È pensato per chi desidera sviluppare una competenza essenziale: osservare se stesso mentre è in relazione.
Il vero salto di qualità
Il coachee non ha bisogno di un coach che non prova nulla.
Ha bisogno di un coach capace di:
- sentire senza invadere;
- comprendere senza appropriarsi;
- sfidare senza minacciare;
- essere autentico senza diventare protagonista.
Sentire. Distinguere. Restituire.
Trasforma ciò che provi in una risorsa per la relazione e per il cambiamento.