
Perché la diversity nelle organizzazioni incontra ancora ostacoli
30 Marzo 2026Il valore della formazione aziendale
Per anni la formazione aziendale ha avuto troppo spesso la funzione di toppa. Si tirava fuori all’occorrenza, come il kit da cucito della nonna, per coprire un buco, colmare una lacuna. I metodi più utilizzati erano quelli a catalogo, eventi isolati e giornate d’aula scollegate dalla realtà operativa. Si Interveniva quando il tessuto organizzativo mostrava uno strappo, senza interrogarsi sulla qualità della trama complessiva. I programmi erano pensati più per soddisfare KPI interni che per trasformare realmente il modo in cui le persone pensavano e lavoravano.
In altre parole, si agiva sull’effetto e non sulla struttura.
Modus operandi che, in un mondo relativamente stabile ha funzionato, anche perché chi possedeva conoscenze aggiornate riusciva a mantenere un vantaggio competitivo rispetto agli altri.
Poi, però, è arrivata l’Intelligenza Artificiale Generativa e quell’equilibrio si è spezzato. Non semplicemente per l’accelerazione dei processi e per l’aumento della produttività, ma perché ha prodotto una frattura più radicale: ha separato l’accesso al sapere dalla trasformazione del pensiero, e quindi dallo sviluppo.
AI vs pensiero critico
Oggi chiunque, in pochi secondi, può ottenere una strategia commerciale plausibile, un’analisi dei dati articolata o un report manageriale sintetizzato con precisione. E tutto questo avviene con una velocità incompatibile con i tempi cognitivi umani. Anche la produzione di contenuti, che per anni abbiamo scambiato ingenuamente per intelligenza, è diventata abbondante, istantanea, quasi oscena nella sua velocità. Ed è qui che emerge il grande equivoco contemporaneo. Molti osservatori sostengono che l’Al provocherà l’estinzione del pensiero critico, ma siamo così sicuri che non stia avvenendo esattamente il contrario? Se guardiamo il fenomeno da una prospettiva meno nostalgica, l’AI sta rendendo il pensiero critico inevitabile, perché il valore della formazione – che un tempo era focalizzato sulla padronanza del processo che portava da un problema alla soluzione – oggi si sposta a monte, sulla capacità di identificare le questioni rilevanti e di formulare domande sufficientemente intelligenti da orientare il pensiero collettivo in contesti instabili.
L’importanza del pensiero critico
Non conta più chi scrive meglio un report, conta chi comprende quale report valga la pena scrivere! Il pensiero critico, spesso citato come elemento oscuro alle nuove generazioni, torna a essere il fulcro, forse ancor di più che in passato. Ed è proprio qui che la formazione diventa uno spazio di allenamento continuo per espandere la coscienza delle organizzazioni. Le aziende che continueranno a usarla come toppa per le emergenze stanno investendo nel passato. Per anni si è creduto che apprendere significasse trasferire nozioni. Oggi quella logica appare quasi folkloristica, perché le nozioni sono ovunque. Ciò che resta raro è invece la capacità di attribuire significato alla complessità. Il paradosso è illuminante: proprio mentre le macchine diventano sempre più abili nel produrre contenuti, il valore umano torna a coincidere con la qualità del pensiero.
Testo di Diego Ingrassia
Fonte: Harvard Business Review Italia, Luglio-Agosto 2026



