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Impronte digitali nel cervello, come riconoscere chi mente

È italiana la più recente scoperta in tema di riconoscimento della menzogna attraverso indicatori cerebrali.

Uno studio condotto dalle tre ricercatrici Alice Mado Proverbio, Maria Elide Vanutelli e Roberta Adorni del dipartimento di Psicologia dell’Universita’ di Milano-Bicocca  ha dimostrato che quando una persona sta mentendo il cervello produce una risposta bioelettrica inconfondibile, rilevabile attraverso l’innovativa tecnica dell’ imaging neurale.

Questa tecnica consente di evidenziare le aree del cervello più attive nella costruzione delle bugie, ovvero la regione frontale e prefrontale dell’emisfero sinistro e la corteccia cingolata anteriore.

Lo studio è stato condotto su 25 studenti universitari volontari, 12 maschi e 13 femmine, ai quali sono state sottoposte 296 domande bilanciate per argomento e tipo di informazione. Le domande comprendevano anche dati, fatti e comportamenti personali conosciuti da ciascun partecipante.

Per ogni risposta è stata impartita la specifica istruzione di mentire o dire la verità. Il paradigma innovativo utilizzato simula la situazione stressante dell’interrogatorio, con domande anche imbarazzanti o su temi delicati. Durante le risposte i volontari hanno indossato speciali cuffie con 128 rivelatori che registravano l’attività elettrica del cervello.

Il metodo utilizzato, basato sulla registrazione dell’attività elettromagnetica cerebrale, è risultato nettamente più affidabile rispetto a strumenti come il poligrafo (più noto come macchina della verità) in quanto consente di rilevare la risposta neurale generata dalle emozioni che la persona prova durante l’interrogatorio, senza possibilità di compromettere il risultato del test da parte del soggetto interrogato.

La macchina della verità di contro, dal momento che misura le variazioni rilevate in aspetti fisiologici periferici  quali sudore e battito cardiaco, può facilmente confondere la menzogna con uno stato emotivo alterato e il suo risultato può essere manipolato da un soggetto esperto.

La studio rappresenta senza dubbio un ulteriore passo avanti verso la ricerca di attribuzione di scientificità alla delicata materia del lie detection, o della ben più nobile ricerca di credibilità promossa da Paul Ekman in Telling Lies (W W Norton & Company Incorporated, 2009).

Un approccio integrato che unisca le competenze di professionisti che operano nel campo delle neuroscienze, della psicologia, dell’analisi del comportamento emotivo e della comunicazione verbale e non verbale rappresenta il futuro di questa materia.

In Italia si possono approfondire le metodologie per l’analisi della credibilità attraverso corsi di specializzazione dedicati che hanno permesso di diffondere questa scienza anche fuori dai laboratori e dalle aule dei tribunali.

I due corsi certificati da Paul Ekman in Italia sono:

– ESaC (Emotional Skills and Competences)
– ETaC (Evaluating Truthfulness and Credibility)

Per informazioni visitare il sito: http://www.igmanagement.it/eventi.php

Fonte:
http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0059383

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